Finalista Biennale College Teatro 2024 · Seconda Fase InBox 2026
Una pratica dell'accorgersi. Una ricerca del punto in cui la forza usata per reprimere diviene energia propulsiva a vivere.
Non parliamo di traumi, ma di situazioni in cui la persona si seppellisce sempre più a fondo, in un buco scavato da una miriade di piccolissimi fatti quotidiani, persistenti, apparentemente insignificanti. Come ci si salva dall'anestesia? Come ci si permette di vivere?
Fare ricerca su questi temi parte dalla sensazione che possa contribuire a mettere a fuoco una questione comune a molti: ogni giorno leggiamo sui giornali notizie di persone che hanno diretto azioni violente ed estreme verso se stessə o verso lə altrə. Spesso, da amici o conoscenti di queste persone sentiamo dire frasi come "non so come sia potuto succedere", "aveva una vita perfetta", "non me l'aspettavo, era benvoluto da tutti".
Il lavoro esplora tre momenti, utilizzando linguaggi scenici differenti, dalla Performance Art al Teatro. L'intento è quello di indagare non solo il momento dell'autocontrollo e della repressione, ma anche cosa significa accorgersi di sé, accettarsi e farsi accettare.
La scena è posta al centro, è quadrata, il pubblico è disposto sui quattro lati. È un ring, un'arena, un'aula di anatomia. In alto ci sono quattro schermi, uno per lato, che trasmettono in diretta dettagli di ciò che accade in scena, tramite una telecamera che il pubblico si condivide. Al centro c'è un tavolo con quattro sedie. Sospesa sopra il tavolo una scultura metallica a moto perpetuo.
Scene di vita quotidiana, ritratte in un'atmosfera onirica, surreale, al confine tra il sogno e la veglia. Le luci sono bianche, piene. Dal tragico al comico, i personaggi dialogheranno con le atmosfere che lə hanno possedutə, ritrovando la propria voce, il proprio sé, con una presa di consapevolezza che farà cambiare di segno all'atmosfera precedente. Dal meccanico al ludico. Si accorgeranno di se stessi, e di chi li guarda. Lo spazio scenico verrà aperto.
Trailer Video: Serena Pea · Sound design: Giulio Spampinato













Foto Carlo Sgarzi · Sandro Gasparini