Laboratorio di arti performative dedicato a persone con diverse abilità visive · Restituzione 30 minuti, opera itinerante.
In tedesco Leib significa "corpo", ma non il corpo fisico che possiamo toccare e che coincide con i limiti della nostra pelle — Körper — bensì il corpo vissuto, quello che sentiamo più leggero quando siamo felici, o più forte quando siamo arrabbiati. È il corpo che vive e che sente, che trascende i limiti cutanei.
Durante il laboratorio, la ricerca si è orientata su come il paradigma visivo si relaziona con il sociale e il fare teatrale, lavorando alla costruzione di una scena e una drammaturgia comune, fatta del sentire, delle parole e dei temi di ogni partecipante.
Non si tratta di "vista". La ricerca ha coinvolto situazioni biografiche deə partecipantə, che hanno portato loro vicende personali, questioni che volevano esplorare, scandagliare o sentire nuovamente, in modo diverso. Abbiamo cercato di osservare come la mancanza della vista fosse un deficit solo nel momento in cui ci confrontiamo con un sociale che fa della visione il medium monopolizzante per la comunicazione.
Come possiamo comunicare a prescindere dalla vista?
Come possiamo fare un teatro che coinvolga i nostri corpi?
Non usiamo audiodescrizioni. Ciò che accade si può sentire, odorare, toccare. Abbiamo osservato e cercato di rendere come le atmosfere, i sentimenti, possono essere comunicati e sentiti dal pubblico pur senza vedere. Nel percorrere il cammino, gli oggetti si diradano, le parole si rarefanno. Ciò che era si ritrae, per fare spazio ai corpi. Ai corpi di queste figure che si incontrano nel percorso, e a quelli del pubblico, che alla fine sarà chiamato a una risposta, una dichiarazione: che cosa conosciamo?
Un invito che chiama ad una speranza.
Leib è corpo vivo ~ carne che vibra ~ lingua che lecca, urla, e dice.
Leib non parla, ma causa.
Qual è il peso del nostro corpo? Qual è il peso della terra sulla pelle?
Leib è una ricerca sul sentire, e sul conoscere. Come conosciamo? Conosciamo (solo) perché vediamo?
Leib è un viaggio a piedi. Le figure appaiono e scompaiono, come le atmosfere che evocano. Alla fine rimangono frammenti, linee e punti da unire, biografie create e distrutte, divelte da un ambiente che non è nostro, ma che ci sovverte.
Un muoversi dalla compressione all'espansione, dalla solitudine all'amicizia, dal vedere al sentire, dal pensare al conoscere.





Foto Stefano Carestiato · Francesca Carmignola